L’ALBERO DELLA VITA DAL CULTO DELL’ALBERO ALL’ALBERO DELLA SALVEZZA
Dal 9 settembre al 5 novembre a Vicenza, alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Banca Intesa, la seconda tappa della mostra dedicata ad un inedito aspetto dell’arte russa.
Dal 9 settembre al 5 novembre le Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Banca Intesa, accolgono a Vicenza la mostra "Scultura lignea dalle terre russe. Dall’antichità al XIX secolo": sessanta opere che coprono un arco cronologico vastissimo, dall'età del Bronzo all’Ottocento, e che fissano alcune delle testimonianze di maggior rilievo della tradizione plastica lignea della 'Rus. La rassegna è stata promossa congiuntamente dal Comune di Roma, che l'ha ospitata dalla metà di giugno al 27 agosto nei Musei Capitolini, e da Banca Intesa in collaborazione con alcuni prestigiosi musei moscoviti e con la Fondazione Internazionale di Studi Umanistici "Tolleranza", anch'essa con sede nella capitale russa.
Mentre la tappa romana – nella città che da due millenni raccoglie e tramanda i più importanti frutti artistici della fede cristiana – ha offerto l’opportunità di cogliere ciò che unisce e ciò che distingue l’ispirazione artistica del cattolicesimo da quella dell’Oriente cristiano, quello che rende significativo e addirittura imperdibile l’appuntamento vicentino è il dialogo che qui si intreccia tra le preziose "icone incise" e la più importante raccolta privata dell’Occidente di antiche icone russe, quella di Banca Intesa, conservata ed esposta al pubblico in modo permanente in Palazzo Leoni Montanari; collezione che, a sua volta, copre un arco temporale particolarmente ampio (dal XIII al XX secolo) e dà conto delle molte differenti declinazioni che quella tradizione espressiva ha assunto in terra russa.
In questa rara occasione di confronto tra forme espressive diverse della tradizione ortodossa, l'itinerario espositivo della collezione permanente di Palazzo Leoni Montanari si incrocia con una rassegna che, per la sua straordinaria e affascinante complessità si inserisce a pieno titolo nel solco di altre iniziative proposte in un recente passato da Banca Intesa, all'interno di una generale prospettiva di "percorsi nel sacro" che vogliono rendere omaggio alla grandezza spirituale della civiltà russa e misurare le distanze e le contiguità di quella cultura artistica con la restante arte europea.
Il tema del legno, elemento sacrale, da tempi immemorabili primario nella vita dell’uomo russo, che dal legno ricavava la propria abitazione, il calore, gli strumenti necessari alla vita quotidiana ma anche amuleti e talismani atti a proteggerlo dalle forze maligne, che nel bosco trovava alimento per sé e il bestiame, si intreccia nella scultura russa con il valore simbolico ancestrale posseduto dall’albero in tutte le culture del mondo, incluse quelle ebraica e cristiana: un valore profondamente ambivalente, che nei diversi contesti si carica degli opposti significati di Albero della vita, della salvezza, della gioia, ma anche di Albero della seduzione e del timore. Sono proprio questi significati, queste valenze a scandire il percorso della mostra «L’Albero della Vita», che presenta per la prima volta, attraverso una serie di opere provenienti dai grandi Musei russi, lo sviluppo della scultura lignea sacra in Russia dalle origini (è esposto, tra gli altri, un idolo datato tra la fine del III e l’inizio del II millennio avanti Cristo), fino al XX secolo.
Poche culture europee sono segnate come quella russa dalla dimensione «corale» dei suoi procedimenti ed esiti. Alla figura del genio individuale, caratteristica dell’Occidente, che esprime certamente i valori più alti presenti nell’anima popolare ma in qualche modo, proprio in forza del suo stesso genio, se ne distingue, si contrappone invece, in Russia, una genialità popolare che si esprime in opere anonime, sovente ingenue fino al primitivismo, arcaicizzanti, ma contraddistinte da un empito lirico ricco di profonda suggestione; una genialità popolare che disegna nella sua polifonia – esattamente come nei canti popolari russi – un drammatico chiaroscuro di contenuto dolore, di profonda compassione e sofferta religiosità, e di esplosioni passionali incontenibili. Ai picchi solitari raggiunti dal genio individuale si contrappone nel mondo della cultura russa un potente afflato corale, le cui vibrazioni si dilatano all’infinito quasi solcando spazi sconfinati di foreste e steppe.
La scultura russa è appunto una di queste espressioni «corali»: uno spazio enigmatico e affascinante, a tutt’oggi poco studiato o confinato al massimo nell’ambito degli interessi folcloristici ed etnografici. Un’arte ingiustamente ritenuta «minore», forse anche per la scarsità di opere conservatesi fino ai nostri giorni, sia a causa della deperibilità del materiale di realizzazione (il legno), sia anche per il veto posto alle sculture sacre nell’epoca di Pietro il Grande (XVIII sec.), nel timore – da un lato – che in esse si liberasse la forza ancestrale del paganesimo sempre latente nella coscienza popolare, e d’altro lato a motivo della proverbiale diffidenza nutrita nei confronti di possibili penetrazioni dell’arte sacra occidentale, in cui la plastica aveva da sempre svolto un ruolo fondamentale.
La scultura russa vanta tuttavia un’antica tradizione, che discende dai bassorilievi bizantini di cui anche l’Italia è ricca. E nella coscienza popolare russa, che a partire dal XVIII secolo si distacca dall’arte aulica delle metropoli per gravitare in uno spazio tutto suo, la scultura – o meglio il rilievo, l’intaglio – continua a restare oggetto di profondo amore e devozione: la raffigurazione a rilievo del santo viene in qualche modo equiparata alle sue sante spoglie, e al pari della sua effigie pittorica (icona), ne assorbe ed effonde l’energia taumaturgica. Giorgio, Demetrio, Parasceve (personificazione della Passione del Signore), ma soprattutto san Nicola sono i grandi protagonisti dell’unicum artistico costituito dalla scultura lignea russa. È sorprendente constatare il moltiplicarsi di paralleli e sinergie evidenziati dai curatori della mostra tra questo fenomeno artistico, in tutta la sia specificità, e i grandi santuari e le forme di culto della cristianità che affondano nel comune patrimonio cristiano della Chiesa indivisa. Luoghi privilegiati restano la Terra Santa, in particolare il Santo Sepolcro di Gerusalemme, e la basilica di San Nicola a Bari, ma non mancano interessanti riferimenti, ad esempio, al santuario della Madonna di Loreto.
Uno spazio particolare viene attribuito in mostra alla Croce, a cui la letteratura sacra sia in Oriente come in Occidente ha dedicato una messe inesauribile di epiteti di sublime poesia e profondità teologica. È questo un campo privilegiato, in cui tra l’animus dell’artigiano intagliatore del grande Nord russo e quello del pittore medioevale toscano o umbro intenti a dipingere il dulce lignum o a sgrossare l’«onorabile e vivificante croce del Signore», si rintracciano echi e rimandi ideali alla comune tradizione e insieme ardite e originali espressioni creative, ad attestare l’unità polifonica persistente nella koiné culturale dell’Europa cristiana ben al di là della divisione creatasi fra le Chiese all’inizio del secondo millennio.
Le opere presentate in mostra provengono dai più importanti musei russi: il Museo del Cremlino, il Museo Storico Nazionale, il Museo Rublev, la Galleria Tretiakov, l'Istituto Grabar, che raccoglie singole opere provenienti da diversi musei provinciali. Spiccano reperti di eccezionale importanza, come l'enorme Croce di Palech, una delle sole tre croci monumentali giunte sino a noi, che conferma una volta di più le salde relazioni culturali tra Occidente latino e la 'Rus ortodossa, porte regali intagliate, talvolta integre, in altri casi conservate per frammenti, nonché alcune cosiddette Chiese da viaggio, che consentono di comprendere oggi l'assetto delle antiche iconostasi scolpite.
Le modalità con cui queste opere ci sono pervenute sconfinano a tratti nel miracoloso, e rivelano lo straordinario tratto di questa mostra, che è costituita da pezzi di estrema fragilità, e quindi difficilmente concesse in prestito dalle istituzioni di appartenenza.
Il catalogo della mostra, curato da Carlo Pirovano con Galina Sydorenko e Anna Ryndina delinea, con una serie di importanti contributi, il quadro di riferimento storico-artistico indispensabile per capire a fondo questa insolita materia: si apre con i testi introduttivi, rispettivamente di Anna Ryndina e di Natalia Goncarova, sui differenti aspetti della scultura lignea sacra e di quella popolare: La scultura lignea nel tempio russo. Significati sacrali ed evoluzione stilistica e La scultura popolare in legno; Galina Klokova si sofferma sugli aspetti materiali ed esecutivi in Tecniche di esecuzione della scultura lignea russa. Il materiale e l’artista; Galina Sydorenko introduce il catalogo delle opere con un approfondimento sulla struttura della mostra e una puntuale ricognizione sulla scultura lignea russa dall’antichità al XX secolo; infine, Bruno Toscano conclude la parte dei saggi iniziali con il testo Legni dalla Russia.
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