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UN FILO ROSSO TRA LE DITA. L’ANNUNCIAZIONE NELL’ORIENTE CRISTIANO |
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quinta minimostra della rassegna ORIENTEOCCIDENTE Pagine di arte e cultura in Palazzo Leoni Montanari
GALLERIE DI PALAZZO LEONI MONTANARI Vicenza, contra' Santa Corona 25 dall'8 dicembre 2008 al 29 marzo 2009
Dall'8 dicembre prossimo ritorna alle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari l'appuntamento con la rassegna OrienteOccidente, la serie di minimostre nata dal desiderio di far conoscere la collezione di icone russe Intesa Sanpaolo attraverso l'approfondimento di temi trasversali all'esperienza iconica russa e agli sviluppi dell'arte occidentale, con tavole tratte dal deposito esposte a fianco di pezzi significativi del percorso permanente.
Allestita al piano terreno della sede museale vicentina di Intesa Sanpaolo, ad ingresso gratuito, la minimostra Un filo rosso tra le dita presenta sei icone della raccolta dedicate al tema dell'Annunciazione. Attraverso un apparato illustrativo di testi e di immagini che attestano l'impegno verso questo tema dei maggiori artefici dell'arte europea (da Giotto, al Beato Angelico, a Leonardo, solo per citarne alcuni), il confronto tra l'arte orientale e quella occidentale diviene uno spunto di riflessione sulle differenze ma anche sulle continuità dei segni di due tradizioni artistiche che hanno percorso nei secoli strade espressive assai diverse, partendo dalla raffigurazione di un tema di assoluta centralità per il mondo Cristiano.
Nella prima età cristiana l'Annunciazione veniva celebrata in prossimità del Natale. I fedeli potevano così cogliere immediatamente il rapporto tra le parole dell'angelo, la risposta di Maria e l'incarnazione di Gesù. Successivamente la solennità fu collocata nove mesi esatti prima della nascita, il 25 marzo, e quindi in prossimità della Pasqua. Per sant'Agostino anzi in quella data coinciderebbero l'annuncio della nascita e la crocifissione.
In qualche modo la traslazione della festa liturgica ha favorito il dispiegarsi di due diverse tradizioni figurative. In Occidente continua a pesare la concretezza del Natale. La scena si concentra con crescente realismo sul racconto evangelico, sulle reazioni psicologiche dei personaggi e sullo spazio dell'incontro tra l'angelo e la vergine, primo test di applicazione della moderna prospettiva. Le parole dell'annuncio sono spesso magnificamente dipinte, anche perché la cultura medievale riteneva che l'angelo fosse giunto dal cielo con qualche cosa di scritto e di ufficialmente sigillato.
In Oriente la scena è più influenzata dal mistero pasquale. La materia della composizione è arricchita con alcuni particolari narrativi tratti dai vangeli apocrifi e con le acquisizioni della incessante riflessione teologica: la scena diviene così il pretesto per alludere alle due nature di Gesù, allo stretto rapporto tra il Natale e la Pasqua, alla figura di Maria come soglia di ogni sacro mistero. Caricata di questi valori simbolici, emblematizzati nella matassa rossa che Maria tiene in mano, la scena dell'Annunciazione entra di diritto al centro dell'iconostasi, le Porte Regali.

Non mancano tuttavia punti di contatto tra Oriente e Occidente: in particolare è comune alle due tradizioni il valore simbolico delle architetture sullo sfondo, anche se con diverse sottolineature. Nelle icone russe gli edifici contro cui si staglia Maria rinviano infatti al tabernacolo, al sepolcro, e divengono una sorta di prosecuzione del grembo della Madre. Nella pittura europea occidentale le frequenti tripartizioni degli sfondi rimandano invece alla presenza della Trinità, oppure alle tre età dell'uomo, rimarcando così la decisiva importanza dell'episodio per tutta la storia del mondo. Nei dipinti quattrocenteschi compare inoltre una colonna al centro della scena, emblema del Cristo che viene a salvare l'umanità.
Nella tradizione dell'Europa orientale, infine, l'immagine della Vergine sostanzialmente non muta, anche per la frequente ripresa di modelli tratti da antichissime icone considerate miracolose.
In quella occidentale, invece Maria in qualche modo si attualizza, cammina con la storia: diventa così una donna che legge, che vive in uno spazio reale, illuminata da una luce quotidiana che ne accentua l’umanità.
Il piccolo ma prezioso catalogo della minimostra, edito da Terraferma, raccoglie le riflessioni sullo sviluppo del tema in ambito artistico orientale e occidentale rispettivamente di Alessandro Giovanardi e di Alessandro Zuccari; completano il volume le schede delle icone in mostra.
Giotto, Missione di Gabriele e Annunciazione, 1303-1305, affresco, Padova, Cappella degli Scrovegni immagine tratta dai pannelli in mostra
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